LetteraturaNarrativa

Opere scelte

Quarantotti Gambini Pier Antonio

Nel panorama letterario del Novecento Quarantotti Cambini è lo scrittore che merita più di ogni altro la definizione di figura anomala. Bibliotecario, eppure uomo d'azione e grande viaggiatore. Nome di spicco della tradizione triestina, eppure forte di un vitalismo e una fisicità inconciliabili con il modello dell'inetto sveviano. Istriano irredentista, nemico di Tito, eppure mai fascista. Anzi, fiancheggiatore del Comitato di liberazione nazionale. Eppure, subito dopo, attivista di una radio che fungerà anche da agenzia di informazione per l'intelligence americana. Amato dagli editori impegnati, eppure pericolosamente sentimentale, e proprio nella stagione del neorealismo. Romanziere nel senso più classico, eppure autore di saggi narrativi e reportage che nulla hanno da invidiare ai migliori esempi di non fiction anglosassone. Un 'italiano sbagliato', insomma, come usava definirsi, che non si attirerà le simpatie né dei conservatori né tantomeno dei nuovi progressisti. A differenza di altri grandi irregolari, la fama di Pier Antonio Quarantotti Gambini si è però esaurita pochi anni dopo la sua morte. Ed è questa, quindi, un'occasione quanto mai propizia per dimostrare coi fatti - i fatti sedimentati della letteratura - quanto afferma lui stesso in una lettera a Umberto Saba: 'Il tempo fa crescere tutto ciò che non distrugge'. (dall'introduzione di Mauro Covacich)

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